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Il rito della campanella di San Domenico Abate a Cocullo: significato e tradizione

27 febbraio 2026 · QRvoice · 3 min lettura
Rito della campanella coi denti durante la Festa dei Serpari di Cocullo
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Ci sono riti che durano pochi secondi e altri che continuano a esistere quasi senza farsi notare, giorno dopo giorno.

A Cocullo (AQ) il rito della campanella di San Domenico Abate appartiene a questi ultimi: non è un gesto spettacolare né legato solo al 1° maggio, eppure racconta in modo silenzioso il legame tra il santo e la comunità.

Quando si parla di Cocullo, il pensiero va subito alla Festa dei Serpari:

ma la devozione per San Domenico Abate non si esaurisce nella processione nel giorno della festa.

Nella chiesa di Santa Maria delle Grazie, dedicata al santo, la campanella è presente tutto l’anno e accessibile a chi sente il bisogno di fermarsi e compiere un gesto personale.

Il significato: perché una campanella

San Domenico Abate è tradizionalmente invocato per due forme principali di protezione: contro il mal di denti e contro il morso degli animali velenosi.

Nella chiesa di Cocullo che lo ospita temporaneamente dal 2009 (dopo il terremoto e attualmente in fase di restauro) è custodito un reliquiario che contiene, secondo la tradizione locale, un dente attribuito al santo.

I devoti raccontano che quando San Domenico lasciò Cocullo, durante le sue peregrinazioni monastiche, gli abitanti gli chiesero un segno della sua protezione.

Il racconto popolare tramanda che egli si strappò un dente per donarlo alla comunità.

Alcuni aneddoti legati al rito sono stati raccolti anche grazie alla disponibilità del Comune di Cocullo, della Pro Loco di Cocullo e in particolare del Signor Mario Volpe, memoria storica della Festa dei Serpari, che negli anni contribuisce a tramandarne racconti e significati.

Il legame tra il dente e la campanella

Secondo racconti tramandati nella comunità, non verificabili con fonti storiche dirette, il dente sarebbe stato inizialmente appeso alla campanella della chiesa.

In seguito a tentativi di furto, la reliquia venne custodita nel reliquiario, mentre la campanella rimase come segno del gesto originario.

Suonarla significa, per chi compie il rito, richiamare simbolicamente la protezione contro il mal di denti.

Come si svolge il rito oggi

Il gesto è semplice e individuale: chi entra in chiesa può avvicinarsi alla campanella e tirarla con i denti. Un tempo lo si faceva direttamente sulla cordicella; oggi, per ragioni igieniche, viene generalmente usato un fazzoletto.

Per chi crede è un atto di invocazione contro il dolore ai denti o una richiesta di protezione che si può compiere ogni giorno dell'anno. Non esiste una formula precisa: spesso avviene in silenzio, senza attirare l’attenzione.

Il 1° maggio: prima della processione

La mattina della Festa dei Serpari il rito della campanella resta uno dei primi gesti della giornata per molti fedeli, o almeno quelli che la conoscono, dopo la venerazione del santo.

All’interno della chiesa è possibile anche compiere il rito del prelievo della terra, proveniente da una piccola cavità situata dietro la statua del santo.

Si tratta di una pratica per invocare una protezione: la terra viene portata via e conservata o sparsa nei campi per il buon raccolto, oppure attorno alla casa come invocazione di difesa dagli animali nocivi.

È una dimensione meno visibile della festa, ma profondamente radicata nella cultura locale.

Un rito quotidiano

La campanella non è un oggetto folkloristico né un elemento scenografico.

È uno dei segni concreti di una devozione che continua nella quotidianità di tutti i giorni dell'anno, lontano dalla folla e dai momenti più spettacolari.

Praticare questi gesti permettono di leggere la festa da una prospettiva diversa: non solo come evento principale, ma come espressione di un rapporto continuo tra il luogo, il santo e chi lo vive.

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