Il 1° maggio a Cocullo (AQ) non si assiste a uno spettacolo: si entra in un rito che la comunità continua a vivere prima ancora che a raccontare.
Chi arriva per la prima volta ha quasi sempre già visto le immagini online: la statua di San Domenico avvolta dai serpenti, i serpari che li adagiano sulle spalle del santo, la folla raccolta davanti alla chiesa.
Dal vivo, però, la sensazione è diversa: non c’è tensione scenica, ma familiarità. È qualcosa che accade, non qualcosa che viene costruito per essere visto.
Cos’è il rito dei serpari di Cocullo
Il rito dei serpari è una tradizione religiosa che si svolge ogni anno il 1° maggio a Cocullo (AQ) in onore di San Domenico Abate, santo tradizionalmente invocato contro il morso dei serpenti e per forme di protezione popolare.
Il momento centrale è la processione della statua del santo, che viene ricoperta di serpenti vivi non velenosi e portata per le vie del paese.
Non si tratta di un evento turistico, ma di un rito ancora profondamente radicato nella comunità locale.
Come si svolge il rito dei serpari
La giornata segue una sequenza precisa, anche se per chi osserva dall’esterno può sembrare spontanea.
La mattina, il paese si riunisce davanti alla chiesa di San Domenico: i serpari preparano i serpenti catturati nelle settimane precedenti.
Quando la porta della chiesa si apre, la statua del santo viene portata all’esterno e progressivamente ricoperta di serpenti.
A quel punto inizia la processione.
È questo il momento più conosciuto, ma anche quello più frainteso: ogni gesto segue un ordine che si ripete nel tempo e che per i residenti non ha nulla di straordinario.
Chi sono i serpari
Il termine “serparo” indica una persona del luogo che, nelle settimane precedenti la festa, cattura nei dintorni del paese esclusivamente serpenti non velenosi. Tra le specie più comuni:
- cervone
- saettone
- biacco
Tutti gli anni, qualche giorno prima della festa, degli erpetologi veterinari inviati dal Ministero dell’Ambiente visitano i serpenti catturati, garantendo così la tutela e la salvaguardia dei rettili .
Si ricorda che i serpenti sono animali protetti e non si possono catturare. Si catturano solo per il rito dei serpari e in relazione all'ordinanza del ministero dell'ambiente.
Alcuni aneddoti legati al rito sono stati raccolti anche grazie alla disponibilità del Comune di Cocullo e in particolare del Sig. Mario Volpe, memoria storica della Festa dei Serpari, che negli anni contribuisce a tramandarne racconti e significati.
Un rito che non nasce per il turismo
La festa è dedicata a San Domenico Abate e si inserisce in una tradizione religiosa ben definita.
Nel territorio della Marsica esisteva in epoca antica il culto della dea Angizia, legata alla guarigione e al simbolismo del serpente.
Molti studiosi interpretano il rito di Cocullo come una possibile stratificazione culturale nel tempo.
Non esistono però fonti che documentino una continuità diretta tra quel culto e la festa attuale.
Oggi la celebrazione è pienamente cristiana. Il serpente resta al centro non come minaccia, ma come simbolo governato e integrato nel rito.
Il momento che non si vede nelle foto
Le immagini più diffuse in rete mostrano la statua già coperta di serpenti, ma il passaggio più intenso è l’attesa. Il silenzio davanti alla chiesa prima che la porta si apra...lo sguardo dei residenti, che osservano senza stupore ciò che per un visitatore appare straordinario.
È in quel momento che si capisce che il rito non viene messo in scena per chi guarda, ma per essere vissuto.
Un aspetto interessante sui serpenti portati sul santo durante la festa è che gli stessi rappresentano la riconciliazione tra due mondi un tempo avversi: quello della natura e quello umano.
All’inizio della storia umana, infatti, era la natura a essere ostile all’uomo, e non il contrario come accade oggi. Il santo, nella sua santità, diventa il simbolo di questa riconciliazione.
Cosa aspettarsi se visiti Cocullo il 1° maggio
Chi arriva con un’immagine costruita online spesso rimane sorpreso: non troverai un evento organizzato per intrattenere e non troverai una narrazione pensata per il visitatore.
Troverai un paese che segue i propri tempi.
Il momento più forte non è quello più fotografato, ma quello meno evidente: l’attesa, la preparazione, la normalità con cui tutto accade.
Se vuoi capire davvero il rito dei serpari a Cocullo, non limitarti alla processione. Osserva quello che succede prima.
Dettaglio meno noto: la campanella della chiesa
All’interno della chiesa di San Domenico è custodita una piccola campanella legata, secondo la tradizione, al dente del santo.
Suonarla con la bocca è considerato un gesto propiziatorio, in particolare contro il mal di denti. È un rito discreto, praticato tutto l’anno e non solo durante la festa.
Lo abbiamo approfondito nell'articolo il rito della campanella di San Domenico Abate a Cocullo.
Il rito religioso di gennaio
Un’altra usanza meno conosciuta riguarda il 17 gennaio, giorno dedicato a Sant’Antonio Abate.
In passato, gli animali domestici venivano condotti davanti alla chiesa di San Domenico, dove il sacerdote li benediceva utilizzando una reliquia legata al santo.
Era un gesto di protezione contro malattie e pericoli, compresi quelli associati ai serpenti.
Perché il rito dei serpari continua ad attirare migliaia di persone?
Non è la spettacolarità a rendere unica la Festa dei Serpari di Cocullo. È la sua fedeltà a sé stessa.
Chi arriva scopre qualcosa che oggi è raro: un rito che non si è adattato allo sguardo esterno, ma che continua a esistere secondo le proprie regole.
Ed è proprio questo, per chi osserva da fuori, a renderlo autentico.
